domenica 13 marzo 2016

Per non dimenticare Auschwitz

L'altra sera ho visto un film, uno dei tanti dedicati all'Olocausto, Storia di una ladra di libri, film del 2013 del regista Brian Percival. Si tratta della trasposizione cinematografica del romanzo che porta lo stesso titolo, dello scrittore Markus Zusak del 2005. La storia è ambientata in un piccolo paesino tedesco del 1939, quindi lo sfondo è quello della Germania hitleriana e si apre con il funerale del fratellino della giovane protagonista, una bambina di nove anni, Liesel Meminger, interpretata dalla bravissima attrice Sophie Welisse.
Durante il funerale la bambina vede un libro per terra Il manuale del becchino e lo ruba, quasi a voler imprimere con quel gesto nella sua mente, il ricordo di quella giornata dolorosa. Non potendosi più occupare di Liesel, la madre che è comunista in un periodo in cui è il nazismo a dominare, e dovendo abbandonare la Germania, la da in affidamento ad una coppia povera e senza figli, gli Hubermann. In loro la piccola Liesel trova dei bravi genitori cui si affeziona presto. Grazie al padre adottivo Hans, la bambina impara a leggere, partendo proprio dalla lettura del Manuale del becchino che ha rubato. Un giorno gli Hubermann decidono di accogliere in casa loro e di nascondere, correndo così grossi rischi, Max, un giovane ebreo, che altrimenti sarebbe stato deportato nei campi di concentramento. L'amicizia con Max è fondamentale per Liesel perchè lui le insegna ad esprimere con le parole ciò che vede fuori e sente dentro. Tuttavia, la guerra continua ad incombere, facendo molte vittime, compresi i poveri Hubermann. Tutta la storia viene narrata dalla voce della Morte descritta come una signora gentile, il cui compito è di accogliere le anime durante il loro trapasso, una signora Morte, che sembra quasi stanca dell'arduo compito che le è toccato svolgere.
La cornice storica di questo romanzo dicevo che è la Germania di Hitler, una Germania in cui la libertà di coscienza è vietata, così come la libertà di opinione e in cui la cultura è messa al bando perchè capace di risvegliare i desideri di ribellione e le autonomie di pensiero. Il messaggio che, però, il film vuole dare è che la cultura  non va messa al bando, perchè i libri hanno un forte valore comunicativo, e lo fa proprio con questa mania della piccola Liesel di rubare (lei dice "prendere in prestito") i libri. Rubare i libri significa allora salvarli dalla loro fine. Va ricordato, a tal proposito, la scena in cui, durante la  notte del rogo dei libri stranieri, ordinata dal Fuhrer, Liesel raccoglie tra le fiamme in rovina un libro e lo nasconde con sè come un tesoro prezioso. Lo stesso gesto lo farà anche verso il finale del film, cogliendo tra le macerie che hanno distrutto la sua casa e ucciso i suoi genitori, un altro libro,  quasi a volere continuare a raccogliere per non dimenticare tutti questi tristi avvenimenti che la stavano segnando. La Germania di Hitler non voleva salvare i libri, ma bruciare e spegnere le voci di quella piccola  minoranza della popolazione tedesca costretta ad accettare passivamente tutto quello che il regime decideva. Il film ha un lieto fine, Liesel ci dirà la Morte, morirà anziana nella sua casa stracolma di libri e per tutta la vita rimarrà in rapporti di amicizia con Max.
Avendo visto questo film sull'Olocausto, non posso non aggiungere alcuni riflessioni sull'argomento. Ogni volta che ripenso a quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale, non posso non domandarmi quale Dio abbia permesso che tutto ciò potesse avvenire. Mi trovo pienamente concorde con Roberto Esposito, quando nel suo saggio Bios parla della politica hitleriana in termini di zoopolitica rivolta ad esseri umani. Occorre dunque parlare di sterminio, esattamente come si fa con gli insetti, i ratti e i pidocchi. Himmler parlava di disinfettazione e Hitler di virus ebraico per giustificare quello che il popolo tedesco stava compiendo. Auschwitz è, senza dubbio, uno degli avvenimenti più nefasti accaduti nella storia dell'umanità, e ha un messaggio fortemente religioso; lo stesso Dio durante il manifestarsi di tutto ciò, ha rivelato la propria impotenza di fronte al male. Allora se neanche Dio riesce ad evitare e a sconfiggere il male chi può farlo? Hans Jonas, nel saggio intitolato Il concetto di Dio dopo Auschwitz sostiene che è l'uomo ad essere la causa del male e dunque è egli stesso che può evitarlo. La salvezza dell'umanità, aggiunge, è possibile solamente se l'umanità deciderà di diventare immagine e somiglianza di Dio e della sua bontà infinita. A mio avviso, non si tratta altro che di utopie, poichè  l'uomo più che erigersi in tale bontà, si erige ogni giorno di più, in Signore onnipotente; pertanto, fino a quando continueranno ad esistere tali idee narcisistiche, il male non potrà mai essere sconfitto.


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